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Doppi stipendi, un’anomalia da sanare
di Valerio Onida
da L'unità - Pag. 16
24 agosto 2011


Fotocopia articolo di Valerio Onida  in pdf > clicca qui per leggere <

 

La via e’ la moral suasion
di Valerio Onida
da Il Fatto Quotidiano - Pag. 2
28 settembre 2011


E’ comprensibile che, di fronte al continuo processo di degrado della situazione politico-istituzionale del paese, e al pervicace rifiuto del Presidente del Consiglio di prenderne atto assumendo una iniziativa risolutiva (le sue dimissioni), vi sia chi torna ad invocare l’intervento del Presidente della Repubblica, diretto a sciogliere le Camere. Tuttavia occorre ancora una volta ricordare ai lettori che l’ordine costituzionale ha i suoi principi e le sue regole, che nessuno può pensare di violare. Questi principi e queste regole ci dicono: primo, che lo scioglimento anticipato delle Camere non è un atto che rientri nel potere assolutamente discrezionale del Capo dello Stato, ma è un provvedimento che questi può adottare solo con la controfirma (e quindi con l’assenso) del Presidente del Consiglio; secondo, che il presupposto il quale legittima lo scioglimento è l’impossibilità di funzionamento del sistema perché non c’è più in Parlamento una maggioranza che sostenga con la sua fiducia il Governo o sia in grado di esprimerne uno nuovo.

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Liberiamoci dall’ “ideologia del capo”
di Valerio Onida
da Corriere della Sera - Pag. 46
28 settembre 2011


Caro Direttore, l’editoriale di domenica di Ernesto Galli della Loggia (Una commedia italiana) ha avuto il merito di dire chiaramente una cosa apparentemente banale (molti, nell’attuale centro-destra, sono convinti che Berlusconi dovrebbe cedere la guida del Governo, e nessuno, o quasi, lo dice pubblicamente): ma essa equivale a mettere il dito nella piaga più profonda che affligge il nostro sistema politico. Credo che quasi tutti, anche a sinistra, convengano che il paese avrebbe bisogno non solo di un Governo credibile, ma anche, stabilmente, di una destra politica seria, in grado di proporsi come alternativa ragionevole e non “apocalittica” ad una sinistra, a sua volta capace di offrirsi credibilmente come alternativa ragionevole e non ”apocalittica” a quella destra; avrebbe bisogno di una destra e di una sinistra che siano anche capaci, al bisogno, di concordare e di decidere se vi sono necessità politiche straordinarie da affrontare insieme per il paese.

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Contro la crisi si può fare di più - La manovra vista da "un'incompetente"
di Valerio Onida
da Il Sole 24 Ore - Pag. 26
9 settembre 2011


In queste settimane siamo bombardati dalle considerazioni e dalle proposte che gli esperti di economia formulano sulla crisi italiana e sui rimedi praticabili. Le manovre si succedono a ritmo frenetico, e quel che si capisce bene sono solo i veti e le resistenze di questo o di quello su ogni possibile intervento, con un effetto finale di confusione e di scarsa equità. Da “cittadino incompetente”, vorrei provare a mettere in riga alcune semplici e magari semplicistiche riflessioni capaci di orientare il giudizio che, alla fine, anche gli elettori, non solo i “mercati”, dovranno dare sulle scelte compiute o non compiute.

Una cosa l’abbiamo capita bene: il debito pubblico che ristagna intorno al 120% del PIL è una palla al piede che il paese non può ulteriormente permettersi. Il problema è come ridurne l’entità. Ci dicono che la via maestra sarebbe l’aumento del PIL (la famosa “crescita”) con ritmi che, nel volgere degli anni, ridurrebbero l’incidenza relativa del debito, pur costante in termini assoluti, se si riesce nel frattempo ad evitare nuovo disavanzo annuale. Ma poi ci spiegano che molte delle misure che riducono la spesa pubblica o che aumentano il prelievo fiscale sono destinate ad avere effetti contrari alla crescita del PIL. Sembra un circolo vizioso.

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Il virus corruzione va debellato anche in casa del PD
di Valerio Onida
da Il Secolo XIX - Pag. 1
29 agosto 2011


Nessuno probabilmente ha mai pensato che i partiti della sinistra o del centrosinistra, (ivi compreso quel PCI il cui segretario Enrico Berlinguer aveva fortemente - e meritoriamente - sventolato la bandiera della “questione morale” come grande questione politica), siano stati nella loro storia sempre esenti dai “vizi” dei finanziamenti illeciti e degli intrecci fra politica e affari: anche se nessuno può pensare che tutte le responsabilità siano eguali (ci sono responsabilità maggiori e minori), e che quindi, siccome sono tutti colpevoli, non c’è nessun colpevole; ed è vero anche che ci sono stati e ci sono modi diversi di reagire di fronte alle risultanze delle indagini giudiziarie (c’è chi accusa a priori i magistrati di persecuzione, e chi, non escludendo che anche i magistrati sbaglino o eccedano dai loro compiti, ne rispetta il lavoro).

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Meglio tagliare i compensi che sopprimere le cariche
di Valerio Onida
da Il Sole 24 Ore - Pag. 18
23 agosto 2011


La manovra di Ferragosto (decreto legge 138/2011, articolo 16) prevede la soppressione dei consigli e delle giunte comunali nei Comuni fino a 1000 abitanti, e la costituzione, fra Comuni contermini di questa dimensione, per l'esercizio di tutte le funzioni amministrative comunali, di «Unioni municipali», rette dall'assemblea dei sindaci (unici organi elettivi che resterebbero nei singoli Comuni), dal presidente dell'Unione municipale eletto dall'assemblea fra i propri membri, e dalla giunta dell'Unione, nominata dal Presidente. La logica di norme come queste può essere di due tipi: può tendere a razionalizzare le amministrazioni a livello comunale, con l'esercizio obbligatoriamente associato di funzioni e servizi; e può mirare semplicemente a ridurre il numero delle "poltrone" (termine orrendo, con cui sono indicate le cariche elettive, considerate implicitamente posizioni di vantaggio per gli eletti, invece che, come dovrebbero essere, strumenti per esercitare compiti rappresentativi a vantaggio della comunità).

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Esecutivo forte non significa sviluppo
di Valerio Onida
da Il Corriere della Sera - Pag. 44
18 agosto 2011


Caro Direttore, Angelo Panebianco, commentando sul Corriere il “Ferragosto nero della politica” (sabato 13), accanto a varie considerazioni condivisibili o almeno plausibili, ne introduce una che riguarda il sistema istituzionale: secondo lui “l’unica ragione per cui la Francia ha fin qui mantenuto la tripla A, non è stata ancora declassata, è dovuta esclusivamente al suo particolare sistema costituzionale” caratterizzato da “un Presidente istituzionalmente fortissimo, un Parlamento debole, un numero assai ridotto di poteri di veto”. Da noi, al contrario, secondo Panebianco avremmo un assetto istituzionale che garantisce “la permanente debolezza dell’esecutivo e la presenza di innumerevoli canali e poteri di veto”. Lascia davvero perplessi sentir definire “debole” un potere esecutivo che in questi anni è riuscito (non certo a governare bene il paese, ma) a svuotare il Parlamento, cui ha imposto di tutto a colpi di voti di fiducia, e spesso a fare strame della Costituzione, lamentandosi pure che la Corte costituzionale pretenda di sindacare la legittimità delle leggi, cioè di fare il suo mestiere!

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Lettera a Carmela Rozza - Questione moschee a Milano
di Valerio Onida
14 agosto 2011


A Carmela Rozza
Capogruppo PD nel Consiglio comunale di Milano

Cara Carmela, ti ricordi quel vecchio modo di dire “Scherza coi fanti e lascia stare i santi”? Ecco, mi sentirei di usarlo per consigliarti come muoverti sulla questione delle moschee a Milano, su cui vedo che hai preso posizione. Quello dei luoghi di culto pubblici nelle città non può essere trattato come un problema di cancellate intorno ai parchi o di luoghi per la “movida”. E’ una questione assai seria, che tocca i fondamenti dello Stato laico e pluralista come è il nostro. Non può essere trattata essendo condizionati dai pregiudizi o dai timori che senti talora affiorare anche nei tuoi elettori. Lascia che sia la Lega a strumentalizzare i pregiudizi e i timori anti-islamici: la Lega è abituata a ragionare (per così dire) ignorando anche l’alfabeto costituzionale. Ma tu, che rappresenti un partito il quale si vanta di essere l’erede delle migliori tradizioni politiche che hanno costruito la Repubblica laica e democratica (i democristiani, i socialisti, i comunisti, i liberali), non puoi ignorare quell’alfabeto. Discutere, da parte di un consigliere comunale, se sia meglio che si facciano tante piccole moschee o “un grande luogo di culto per gli islamici”, perché “più controllabile, più sicuro”, vuol dire ignorare che la costruzione e l’utilizzo dei luoghi di culto non sono scelte che spettano al Comune. Sono espressione di un diritto fondamentale di libertà (garantito dall’articolo 19 della Costituzione e dalle convenzioni internazionali), rispetto alle cui modalità concrete sono solo le comunità dei fedeli interessate ad aver parola: mentre ai poteri pubblici (Stato o Comune) spetta solo garantire questa libertà ai singoli e ai gruppi in condizioni di uguaglianza, oltre che, naturalmente, garantire che tutti rispettino le leggi e le normative urbanistiche o di altro genere. Ti pare che tu potresti aprir bocca sulle scelte della comunità cattolica circa le dimensioni o la distribuzione sul territorio delle chiese? Poi, è ovvio, se folle di “fedeli” sconciassero i luoghi pubblici della città, si dovrebbe impedirlo, esattamente come si dovrebbe impedire che folle di tifosi, esaltati da un evento sportivo, sconcino la città (è accaduto, come sai). Ho detto che naturalmente tutti debbono rispettare le norme comuni, per esempio quelle urbanistiche: ma il Comune non può certo usare queste norme per ostacolare surrettiziamente l’apertura di luoghi di culto. Ho visto un progetto di piccola moschea presentato tempo fa al Comune di Milano da una comunità islamica di Via Padova, che non risulta aver mai dato fastidio a nessuno: il progetto, mi è stato detto, è stato respinto dal Comune per “ragioni paesistiche” . Ma allora c’era la Moratti! Ci sarebbe da ridere se non fossero questioni terribilmente serie. Il Sindaco Pisapia e la Giunta hanno preso una iniziativa giustissima incontrando i rappresentanti delle comunità islamiche milanesi e assicurando la disponibilità del Comune a fare ciò che ad esso spetta di fare (non a decidere di costruire moschee). Ostacolare o avversare questa iniziativa sarebbe assurdo, almeno da parte di chi non ignora l’alfabeto costituzionale.

Con tanta cordialità,
Valerio Onida

 
Idee per uscire dalla crisi - E lanciare un prestito di solidarieta’?
di Valerio Onida
da Il Sole 24 Ore
09 agosto 2011


Sul "Sole 24 Ore" di domenica Luigi Zingales ("Non possiamo più salvarci da soli") considera tre sole possibilità per uscire dalla crisi, e in realtà ne sposa una sola, lo "sdoppiamento" della zona euro e la svalutazione dell'"euro-sud" che dovrebbe essere la nuova valuta dell'Italia. Dunque saremmo nelle mani dei famosi "mercati" che scommettono sul default dell'Italia, e questo non potrebbe essere evitato dalle attuali istituzioni europee. Zingales non si accorge nemmeno che, en passant, contempla lui stesso un'altra possibilità, che però non gli passa per la testa di considerare, quando dice "Perchè dovrebbe l'operaio tedesco pagare molte più tasse per risparmiare ai ricchi italiani e spagnoli una patrimoniale?".
Non si accorge di suggerire l'idea che con una patrimoniale pagata dai "ricchi" italiani si potrebbe ridurre fortemente l'attuale debito pubblico italiano e dunque evitare il default. Più in generale, è proprio scritto che un popolo nel complesso ricco ma anche consapevole di sè non possa evitare che il debito pubblico sia condizionato dalle mire di chi compra Btp solo a interessi usurari, speculando sul "rischio" del default? E se si lanciasse un "prestito nazionale" (come nei tempi postbellici) invitando i "ricchi" italiani a sottoscrivere speciali titoli di Stato a interesse modico, inferiore a quello preteso dagli investitori (speculatori) nazionali e internazionali, magari vendendo altri titoli, e a farlo per solidarietà con il paese? Utopie?

Valerio Onida

 
Lasciate stare la Costituzione
di Valerio Onida
da L'Unità - Pag. 1
06 agosto 2011


C’è qualcosa di molto sospetto nelle intenzioni annunciate in questi giorni, sull’onda dell’”emergenza” economico-finanziaria, di varare alcune riforme costituzionali, che vanno dalla modifica dell’articolo 41 sulla libertà dell’iniziativa privata alla introduzione di un vincolo al pareggio di bilancio (ovviamente, non per subito, ma per quando si riuscirà ad azzerare l’attuale deficit). Cosa c’entri l’articolo 41 con i problemi reali dell’economia italiana non l’abbiamo ancora capito: è dimostrato che nessuna politica di rigore finanziario, di sana liberalizzazione o anche di sana e utile privatizzazione è impedita dai principi costituzionali vigenti, che coniugano la libertà di iniziativa con il limite della ”utilità sociale” e affidano alla legge, cioè alla politica, il compito di “indirizzare e coordinare a fini sociali” – cioè di interesse generale – l’attività economica pubblica e privata. L’unica cosa chiara è che, nell’incapacità o non volontà di attuare “vere” riforme utili ai cittadini, si vuole guadagnarsi  l’etichetta di “liberalizzatori” a oltranza con la meno costosa riscrittura della Costituzione.

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